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Gruppo Grin

 

GRIN

Bene comune

Grest: la mia esperienza

Grest: una semplice parola che per molte persone significa tanto!

Da un “nemico” è nato un amico


GRIN


Questa piccola parola, che poi parola non è bensì un acronimo, “nasconde” numerosi significati. Alcuni di questi li abbiamo scoperti noi ragazzi facendo direttamente parte di questo gruppo.

Il Grin vuol dire amicizia, esperienze nuove, emozioni, sorrisi, preghiera, confronto, crescita, divertimento, bans.. e tanto altro ancora ma fondamentalmente alla base di tutto c’è serietà.

La finalità di questo gruppo consiste in un cammino che come momento conclusivo ha l’esperienza meravigliosa del GREST (GRuppo ESTivo) ma consiste anche nell’affrontare, lungo l’arco dell’anno, argomenti che servono a farci riflettere e crescere.

Noi ragazzi del Grin, ci incontriamo una volta a settimana nel pomeriggio nella sede di via Vittorio Emanuele, per discutere su problematiche che ci interessano.

Molte tematiche sono state affrontate e gli animatori adulti ci aiutano ad approfondirle facendoci fare lavori di gruppo, che ci permettono di confrontarci.

Ultimo argomento trattato, in ordine di tempo, è stato quello che riguarda il bene comune.

Jessica De Priamo

 

Bene comune

Bene comune, due parole che racchiudono infiniti concetti, due parole che se usate bene possono cambiare intere comunità, due parole che se seminate possono germogliare.

Ma come possiamo fare qualcosa per la comunità, qualcosa che possa favorire il bene comune? Sia come individuo, che come gruppo o associazione? Per rispondere a questa domanda bisogna però capire il vero significato di bene comune.

Noi, ragazzi del GRIN (Gruppo Ragazzi INsieme) di Partanna, dopo aver svolto diversi incontri basati sul concetto di bene comune, abbiamo invitato Don Edoardo Bonacasa, che è venuto nella sua duplice funzione di Responsabile della Pastorale Giovanile della Diocesi e Direttore Diocesano per i problemi Sociali e del Lavoro, nella sede del nostro gruppo, per concludere il percorso sul bene comune.

Bene comune è qualcosa che ci unisce, qualcosa che pur appartenendo a ognuno di noi ci fa vivere in comunità, perché è qualcosa cha appartiene a TUTTI. Bene comune può essere considerato uno specifico bene che è condiviso da tutti i membri di una specifica comunità.

Con l’aiuto di Don Edoardo abbiamo trovato delle proposte di bene comune, da realizzare per il nostro gruppo, azioni principalmente di volontariato, o di attività che coinvolgono i bambini, per renderci più preparati ad accoglierli nelle nostre attività estive.

Ma fare il “bene comune” non spetta soltanto ai gruppi, alle associazioni, o alle autorità, lavorare per il bene comune può partire anche da ognuno di noi.

Il vero concetto di bene comune non è costruire edifici, case, scuole, biblioteche: è anche aiutare qualcuno, mettersi a disposizione per un bene non singolo, non privato, ma comunitario; questo è il bene comune.

Chiara Piazza

 

Grest: la mia esperienza

Mi chiamo Alessandra e ho 18 anni. A 15 anni ho deciso di entrare nel gruppo GREST, vedevo i miei coetanei che ne facevano parte entusiasmarsi parlandone. E così mi sono fatta trascinare, un po’ per curiosità, un po’ per la voglia di fare qualcosa di nuovo.

Ricordo molto bene tutti gli anni di GREST: il 1° in cui non capivo perfettamente dove fossi andata a finire, il 2° in cui ho iniziato a capire che dovevo divertire divertendomi (è il motto del Grest, che tutti noi animatori facciamo nostro), il 3° che è stato il più bello perché, con la giusta maturità, ho capito il senso di quello che facevo e la finalità dello stare insieme, cioè costruire un ambiente dove il divertirsi era secondario allo stare bene insieme, piccoli e grandi, bambini e ragazzi, e cercare nel sorriso di ogni bambino la gratificazione del mio stare bene.

Veramente mi sono divertita un sacco; ogni anno è stato diverso, con un'esperienza diversa, per una crescita continua, costante, sia personale che di gruppo e, non per ultima, una crescita cristiana.

In questi 3 anni sono stata prima di tutto animatrice, dal 2° anno mi è stato affidato il compito di "segretaria", se così si può definire. Mi occupavo delle iscrizioni dei bambini nelle 2 settimane che precedevano l'inizio del GREST e nei primi giorni di inizio vero e proprio. Questo compito à stato molto impegnativo, ma è stato davvero molto importante per la mia crescita, mi ha insegnato ad essere responsabile a tutti gli effetti di un compito serio.

Purtroppo quest'anno ho dovuto lasciare (solo fisicamente) il gruppo e la formazione perché sono impegnata in altre attività.
Oggi posso affermare con certezza che il GREST mi ha lasciato un segno profondo; penso proprio che influenzerà anche le mie scelte future... anzi lo sta già facendo!!!

Alessandra

 

Grest: una semplice parola che per molte persone significa tanto!

Ho 18 anni e da 4 anni faccio parte del Grest di Partanna, un'esperienza estiva che cambia la vita un po' a tutte quelle persone che ne fanno parte. Il Grest ti mette a confronto con molti altri ragazzi della tua età o quasi, riesci a socializzare e perché no...anche a crescere!!

Io ho vissuto l'esperienza del Grest in modo molto particolare, in quanto, quando ho iniziato il mio cammino con il Grest io non ero cristiana! E stare a contatto ogni giorno con molti bambini, con persone adulte oserei dire UNICHE, e specialmente ogni giorno a contatto con Dio, che era diventato una presenza molto importante, ha cambiato la mia vita. Posso dire che giorno dopo giorno Dio era sempre più presente nella mia vita, e così l'anno scorso ho intrapreso questo cammino di preparazione per diventare anch'io una figlia di Dio.

Ma il Grest non è solo questo, certo la mia è una bella esperienza che devo dare al Grest. Ma in realtà cos'è il Grest? beh rispondere a questa domanda è un po' difficile in quanto ogni persona che ha fatto parte del Grest potrebbe dare un definizione diversa, io personalmente vedo il Grest come un cammino di crescita per tutti i giovani, giovani che di questi tempi sono molto lontani dalla Chiesa ed il Grest è un modo molto piacevole per passere 3 ore insieme a Dio. Tre ore insieme a dei bambini che vogliono sapere, che vogliono giocare, ma soprattutto che credono in Dio, che cercano Dio, che vedono Dio presente accanto a loro.

Il Grest di Partanna è formato anche da un équipe di adulti, come ho detto prima è unica, tutti disponibili, tutti che portano nei loro cuori l'amore per Dio, amore che riescono a trasmettere a noi animatori e ai bambini. Purtroppo la mia esperienza con il Grest è terminata a Giugno 2009, ma mi ha dato tanto e mi ha fatto crescere. Grazie!!!

Daniela

 

Da un “nemico” è nato un amico

La notte del 6 Aprile 2009 un terremoto ha fatto tremare tutta la regione Abruzzo, i disastri sono enormi, molte città sono state rase al suolo, basta ricordare la sfortunata Onna di cui pochissimi edifici hanno resistito al sisma. Da quella triste notte, dove hanno perso la vita molte persone, altri sismi di minore intensità si sono susseguiti senza offrire attimi di tregua ai poveri abitanti della triste regione.

Molte persone sono rimaste senza casa, ma in questa situazione i beni materiali sono trascurabili, infatti, la cosa che più mi rattrista è che molte persone hanno perso i loro cari e che molti bambini sono rimasti orfani.

Fortunatamente non tutti i paesi hanno subito gravi danni, uno di questi è Scoppito (un paesino di circa 2000 abitanti in provincia dell’Aquila), voglio parlare proprio di questo paese e dei suoi abitanti.

La prima settimana di giugno u.s., 8 bambini scoppitani, 4 maschi e 4 femmine, di età compresa fra gli 8 e i 10 anni, sono stati ospitati a Partanna, nella “Casa dei fanciulli Renda-Ferrari”, per distoglierli dalla dura realtà abruzzese.

Io fortunatamente, grazie al GRIN (Gruppo Ragazzi INsieme), ho avuto il piacere di stare a contatto con loro in 3 occasioni. La prima è stata quando abbiamo portato i bambini in piazza, abbiamo passato una splendida serata fra canti, bans, giochi ed infine il karaoke, dove noi animatori del Grin, insieme ai bambini ed ai loro maestri, abbiamo intonato canzoni fino a tarda serata. La seconda occasione è stata in Chiesa Madre, dove abbiamo assistito alla messa domenicale, infine la terza ed ultima occasione è stata quando è arrivato il momento dei saluti.

È stata una splendida esperienza, anche perché ho avuto l’occasione di restare in contatto con uno di questi bambini, il suo nome è Luca ed ha 10 anni. Con Luca è iniziata una splendida amicizia, tanto forte che in una sua lettera che ho ricevuto mi ha considerato come un fratello ed anche io lo considero tale.

Mi ha parlato molto della sua famiglia ed anche della condizione post-terremoto. Ha considerato la loro situazione come quella Afghana, “l’unica differenza è che in Afghanistan ci sono le bombe e la guerra, in Abruzzo, invece, c’è la paura continua che si possa ripetere una disastrosa notte come quella del 6 Aprile”. Mi ha scritto che quella notte è stata la più brutta della sua vita e sentire un bambino che scrive queste parole è davvero un’ immagine difficile da cancellare e dimenticare dalla mia mente.

Fabio Luciano Ingoglia


 

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